Il mulino cognitivo di William kamkwamba

Questo giovanotto di 19 anni si chiama William Kamkwamba e vive in un piccolo villaggio del Malawi. William ha pensato di costrure un genereratore eolico per fornire corrente alla casa di famiglia usando materiali di fortuna e molta creatività.
La sua storia è un chiaro esempio di come il web può essere usato come ambiente di apprendimento autogestito.
Nel giugno 2007 William ha conosciuto un’improvvisa popolarità mondiale grazie al fatto di essere stato inviato a tenere una conferenza al TEDglobal in Tanzania. Il TED è un evento di grande interesse che si tiene tutti gli anni a Monterey, in California. Il suo scopo è mettere assieme nello stesso luogo persone che hanno dimostrato di avere grandi idee e grandi capacità di realizarle per fare in modo che dalle loro parole e dal confronto diretto scaturiscano nuove connessioni e stimoli in grado di trasformare il mondo. I TEDglobal sono invece eventi tematici che si tengono in varie partei del mondo, ogni due anni, ma che hanno la stessa impostazione visionaria trasformativa. Il TEDglobal di quest’anno aveva come tema “Africa: The Next Chapter” perchè l’Africa non è solo povertà, malattie, guerre e corruzione. C’è anche l’altra Africa, quella fatta di gente giovane, piena di intelligenza, coraggio ed energie tali che la vecchia Europa in confronto sembra un cimitero.

C’è qualcosa di speciale nella storia di William che ha subito catturato l’interesse di tutti, un misto di intelligenza, fiducia nel mondo, realismo e ostinazione che tutti noi vorremmo avere. La prima versione del suo generatore è stata realizzata con vecchi pali, corde, pezzi di plastica, parti di bicicletta. La prima idea si accese leggendo due libri tecnici “Usare l’energia” e “Come funziona”, a 14 anni dopo essere stato costretto a interrompere gli studi a cusa delle tasse scolastiche troppo elevate.
“Quando stavo lavorandoci la gente mi derideva e pensava che fossi impazzito, ma io ero sicuro di quello che stavo facendo perchè sapevo che se tava scritto nei libri doveve essere vero e possibile. Quando ci riuscii ne furono tutti molto impressionati”, chiarisce William. (“When I was making all these people were mocking me that I was driving mad but I had confidence in what I was doing because I knew if it was written in the books then it was true and possible. When I succeeded they were impressed). Leggete tutta la storia qui , con ottime foto.
La prima realizzazione del generatore era molto rozza e poco potente, ma funzionava ed è stata poi migliorata attraverso continue modifiche e grazie anche all’ aiuto dei esperti tecnici che lo hanno aiutato via web, senza contare il fatto che William è riuscito far lavorare sodo i membri della sua famiglia.
Ma l’amore per la conoscenza e la fiducia nella tecnologia forse non sarebbero bastate - da sole - per mettere in moto il progetto. Il fatto è che abitare in una casa senza elettricità, con sei sorelle, è dura. Per avere luce servono candele. Le candele devono assere acquistate a vari chilometri di distanza e fanno un fumo che provoca danni alla vista. Una volta accesa la prima lampadina in una stanza i desideri aumentano: sarebbge bello avere luce in tutta la casa, avare continuità nell’arogazione della corrente per poter ascoltrare la radio senza interruzioni, magari alimentare una televisone, per non parlare del computer che ormai sembra indispensabile.
Forse è anche per questo che la storia di William ha cattuato l’attenzione di tutti: ha un forte valore simbolico; riassume in pachi mesi la storia dello sviluppo del pensiero scientifico, dei suoi successi, delle speranze che ha sempre suscitato. Ora che in occidente la scienza ha perso il suo fascino e suscita spesso più diffidenza che entusiami, il Mulino di William funziona come generatore di entusiasmo oltre che di corrente elettrica.

Ancora una cosa. Mi permetto di pubblicare anche la foto della signora Agnes, la giovane mamma di William il cui sguardo racconta tutto il miscuglio di scetticismo e affetto per le follie del figlio che ha sconvolto la vita di tutta la famiglia con i suoi progetti visionari e chissà dove andremo a finire. Ma anche speranza perchè quel figlio speciale sembra capace di tutto. Tutti gli uomini conoscono quello sguardo in Africa come in Occidente.
Apprendimento

William parla e scrive in inglese ha accesso al web ed è in grado di pubblicare e mantenere un sito ed è in grado di gestire in modo molto consapevole i meccanismi della comunicazione globale. Da quest’anno può anche riprendere gli studi in modo regolare grazie a un programma di istruzione superiore gestita da missionari presbiteriani (African Bible College Christian Academy) che utilizza anche l’e-learning per permettere agli allevi africani di ottenere un diploma valido per gli Stati Uniti.
La sua storia ha molto da insegnare a chi si occupa di formazione:
- William è uno Strong Learner, un discente forte. Ha dovuto lasciare la scuola molto presto per mancanza di soldi, ma non per questo ha rinuciato a studiare e anzi sembra ben deciso a diventare ingegnere. Ha chiesto sul web che qualcuno gli inviasse libri sul tema e se li è studiati da solo. I libri servono sempre per i saperi di base e lo studio non è una cosa del passato
- Le sue motivazioni sono concerte e limitate: portare la luce elettrica nella casa della sua famiglia e poi - se possibile - al resto del suo villaggio. Questo ha reso realistico il compito. Se si fosse proposto di sviluppare il miglior sistema possibile per sfruttare l’energia eolica non ci sarebbe riuscito.
- Ha cercato e trovato l’aiuto di tutors online. Una cosa è studiare sui libri, un’altra mettere in pratica i concetti. Nell’arco di due settimane ha ricevuto circa 200 suggerimenti nel suo blog che gli sono stati molto utili.
- William è un ottimo bricoleur. Si arrangia con quello che ha senza preoccuparsi di trovare le soluzioni migliori al primo tentativo. L’importante è che il suo generatore elico in qualche modo funzioni. Poi ci sarà tempo e modo per renderelo migliore e, più solido e più effciente. Nel frattempo ha fabbricato l’interrutore per la lampadina con un tubicino di plastica, un pezzo di gomma da scarpe e una molla.
- Il suo è un progetto in continuo sviluppo. William cerca di migliorare gradualmente le prestazioni del suo sistema cambiando i materili, sostituendo le pale del rotore, alzando il traliccio di sostegno per catturare nmeglio il vento, integrando pannelli solari nel sistema. In questo modo apprende dall’esperinza sperimentando continue varianti all’idea di base.
- Una volta costruito il prototipo funzionante le sue ambizioni sono gradualmente cresciute, perchè forse è vero che qualche volta si impara dai propri errori, ma certo si impara molto di più dai propri successi, che sono intrinsecamente motivanti.
Nwe risulta un percorso di apprendimento nel quale non eistono netti confini tra teoria, pratica e ambiente sociale. Di fatto questo è un perfetto programma di Problem Based Learning o - più in genenerale - di Knowledge Building. Per rendercene conto basta confrontare la lista predente con i suggerimenti di vari autori (Ericsson K.A, Bereiter e Scardamalia, ecc. ecc.) che ho molto schematizzato qui di seguito, su come aiutare un novizio ad apprendere attravreso l’esperienza guidata:
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Il novizio deve sapere che cosa ci si attende la lui. I criteri di valutazione devono quindi essere chiaramente esplicitati e bisogna assicurarsi che li abbia compresi con chiarezza.
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I risultati da ottenere dovrebbero essere definiti in termini di prestazioni nel contesto operativo e non in termini di conoscenze teoriche, informazioni mnemoniche o modelli concettuali.
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Al novizio dovrebbero essere forniti feedback adeguati, frequenti ed espliciti. Deve avere la possibilità di discutere con l’esperto i motivi che portano ai suoi successi o insuccessi e per ricercare, con il suo aiuto, i miglioramenti da perseguire.
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Il novizio deve avere il tempo necessario per sviluppare gli automatismi necessari attraverso l’allenamento. Deve avere la possibilità di ripetere molte volte le azioni da apprendere o le procedure da seguire. Il livello di padronanza che può raggiungere è direttamente correlato al tempo che può dedicare all’allenamento.
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Perché l’apprendimento dall’esperienza sia efficace il novizio deve avere la possibilità di sperimentare tutte le varianti delle situazioni che deve padroneggiare. L’esperienza deve essere variata. Per questo sono molto utili le simulazioni sia al computer che nell’ambiente reale di lavoro.
Per inciso: che cosa preferite, studiarvi una montagna di articoli accademini sulla psico-socio-peadgogia dell’apprendinimento dall’esperienza o leggere la storia di William e magari fare quattro chiacchere con lui? Scommetto la seconda che ho detto.
Questa cosa dell’apprendere in modo agganciato ai problemi reali funziona, lo sappiamo tutti e specialmente chi deve imparare cose nuove mentre sta lavorando. E’ mai possibile che nessuno si renda conto che impostare programmi di formazione permanente (Long Life Learning) sulla base di programmi di aggiormanento di tipo discipliare (per materie) scollegati dal contesto sociale e professionale degli allievi è un sistema costoso e poco efficace? William insegna.
Cme contribuire al progetto di William
Ora William ha bisogno di qualche finanziamento, poca cosa. Per questo nel suo sito è presente un box di ChipIn, un servizio che consente di chiedere fondi via web fino a che si raggiunge una quota prefissata. William chiede 2.000 dollari per finanziare la sua educazione e il suo progetto.
Il fatto che lo scopo di contribuire alla sua educazione abbia la priorità rispetto ai costi diretti dei suoi progetti la dice lunga sul modi di pensare di William e sul valore che la conscenza ha per lui Se volete contribuire potete farlo cliccando direttamente sull’immagine a lato oppure qui .
Una storia per immagini del progetto si trova anche su Flickr: http://www.flickr.com/search/?q=Kamkwamba&m=text
Nel suo Blog William racconta la storia del suo progetto e fornisce puntuali aggiornamenti sul suo sviluppo:http://www.williamkamkwamba.typepad.com/
Weblearning » Il silenzio di Google: apprendere dall’esperienza scrive,
10 Settembre 2007 @ 11:53
[…] coinvolgendo i suoi lettori (tra i quali ci sono molti esperti). Esattamente come nel caso del mulino cognitivo di William Kamkwamba il coinvolgimento del popolo del web in una attività di problema solving situato appare come omai […]