Web di prossimità e le Biblioteche del Libero Scambio
Oltre alla differenza tra web 2.0 e web sociale è possibile situare l’uso della rete ancora più a fondo nella vita quotidiana in modo da coinvolgere anche chi non la usa e non ha intensione di usarla neppure in futuro. Penso a un web di prossimità. Una cosa che non sostitusce la vita di relazione faccia-a-faccia, ma che la facilita e la “potenzia”. Certe piccole e preziose biblioteche che stanno scomparendo, sconfitte dalla grande ditribuzione e dalle librerie online avevano questa funzione di luoghi di socializzazione locale. Nella foto la mitica Shakespeare & Co. Bookshop , di Parigi, vicino a Notre Dame, luogo di incontro per lettori e scrittori provenienti dal mondo intero oltre che per i parigini. Qui la sua storia .
Per tentare di chiarire (e chiarirmi) questa idea faccio una recensione su un servizio che ancora non esite , ma che non sarebbe male.
La Biblioteca del Libero Scambio
La Biblioteca del Libero Scambio, nata un anno fa dall’inziativa del giovane Hans Buckmad, ha aperto le filiale n.100. L’idea è nata dal fatto che Hans, italiano ma di famiglia tedesca, era un assiduo utilizzatore di BookMooch, il noto servizio di rete per lo scambio gratuito di libri usati, ma ne aveva notato alcuni limiti. Lo abbiamo intervistato:
“Vedi” ci ha detto Hans “Ho incautamente parlato in famiglia di questa possibilità di scambiarsi i libri gratis e così una anche la mia mamma ha voluto approfittare della cosa, per non parlare delle sue amiche. Poi si sono aggiunti alcuni genitori dei compagni di scuola dei miei figli. Tutta gente che non aveva molta familarità con il web e che comunque ha comincato anche a chiedermi consigli su cosa leggere e poi di metterli in lista per trovare un libro che non era subito disponiblie. Insomma mi sono ritrovato a fare il bibliotecario del quartiere. E per molti poi c’era il problema della consegna dei pacchi perchè di solito il postino non trovava nessuno in casa e quindi era necessario affrontare la coda alle poste. Ma tutto questo stava diventado un impegno asfissiante per me perchè mi telefonava gente a tutte le ore del giorno e della notte, anche perfetti sconosciuti”.
E allora che cosa hai fatto?
“All’inizio ho contattato le biblioteche di quartiere per capire se erano interessate fare da mediatori nelle attività di scambio gratuito di libri per la gente del posto. Pensavo di di far incontrare’le biblioteche di quartiere con i servizi di BookMooch di John Buckman e John era interessato all’idea. Le biblioteche potevano fuzionare come intefaccia tra la vita del quartiere e il servizio di rete più ampio per lo scambio gratuito dei libri”
E invece?
“E invece le biblioteche di quartiere si sono rivelate ossi duri. Mi hanno detto che non erano organizzate per questo, non avevano posto, non erano neppure riuscite a coordinarsi tra loro per evitare di acquistare tutte gli stessi libri, figuriamoci non siamo mica in America, e così via… così ho deciso di fare da solo e ho aperto un angolo del libero scambio nel bar di mio cognato: un computer per me, due da usare come internet point a pagamento, un euro per il servizio di recapito, alcuni libri nuovi in vendita, qualche sponsorizzazione locale e via. Me la cavavo appena”.
E poi che cosa è successo?
“Passava parecchia gente e così ho consciuto alcune persone che si sono rivelate preziose, un dirigente del comune, alcuni politici, esperti di marketing e così via. Eramo incuriositi e l’idea di base è piaciuta a molti. Alla fine ci siamo messi a un tavolo abbiamo impostato la formula attuale: una sorta di frachising misto, pubblico e porivato . Un supporto pubblico ci voleva perchè in fondo questo è un servizio pubblico. In pratica il comuni ci agevolano coprendo parte delle spese fisse e in cambio il servizio è completamente gratuito per i meno abbienti. Una parte dei guadagni ci arrivano direttamente da BookMooch. Alla fine è arrivata anche qualche sponsorizzaione dalle case editrici per fare pubblicità ai libri nuovi. All’inizio erano molto ostili perche temevano la concorrenza dei libri gratis, ma poi è riusultato chiaro che i libri scambiati non sarebbero stati acquistati comunque e che c’erano molte edizioni fuori commercio. Inoltre vendiamo anche libri nuovi che la gentrte compra”.
Ma si guadagna?
“Non si diventa ricchi, nel senso che l’attività è sostanzialmente no-profit, ma i gestori che aderiscono al nostro programma di frachising guadagnano comuque abbastanza per vivere tranquilli. Ci vuole passione e competenza, questo si”.
P.S.
Non posso fornirvi alcun link, vista la natura immaginaria della cosa. Ma può darsi che qualcuno prima o poi si innamori dell’idea e la realizzi. A risentirci.
Filippo Albertin scrive,
24 Ottobre 2007 @ 14:40
Articolo molto interessante. — Phil