L’edutainment tra informazione e propaganda

Come se la cava l’informazione in rete nei confronti del pluralismo dell’informazione? In teoria benissimo perchè consente a chiunque di confrontare fonti di informazioni diverse in modo da potersi formare una opinione propria - e ben documentata - su qualsiasi cosa. In pratica però questo è molto difficile perchè richiede una solida cultura di base, notevoli capacità tecniche di ricerca e molto tempo libero. Condizioni per pochi.

L’edutainment (educazione + intrattenimento; imparare divertendosi) potrebbe contribuire notevolmente ad allargare la fascia di popolazione in grado di informarsi in modo autonomo e consapevole. Ma è proprio così?

ImageCercando qualche notizia sulla profonda crisi finanziaria in corso sono capitato sul sito della Federal Reserve, la banca centrale americana le cui decisioni influenzano profondamente le sorti economiche del mondo intero. Vi si trova una ricca sezione di edutainment su svariati temi di economia. Se volete giocare al dio dei mercati vi si trova anche un Mass Communication Game - un sofisticato gioco didattico - che vi consente di mettervi al posto del presidente dell FED in una appasionante simulazione per provare la vostra capacità di salvare o gettare nel caos le economie del mondo intero.

Un po’ a sorpresa la FED si occupa anche del mercato della musica. C’è una sorta di corso-gioco-test (un Learning Object a tutti gli effetti) che spiega come funziona questo mercato e quali sono le forze in gioco. Carino, ma… guardate il test seguente:

http://www.bos.frb.org/entertainment/index.htm

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Forse maggior parte dei giovani appassionati di musica, abituati a scaricarne gratuitamente tonnellate (virtuali) sulle reti P2P sceglierebbe la risposta B e non la C come suggerito dalla FED.

Il fatto è che sulla questione dei diritti d’autore è in corso da anni una lotta furibonda che vede contrapporsi gli interessi delle Maiors della musica e del cinema a quelli di altre iniziative imprenditoriali che utilizzano modelli di business diversi (fondati specialmente sulle logiche del web 2.0) e ha pesanti implicazioni per la produzione e circolazione della conoscenza, per il diritto allo studio, per il costo dei libri di testo per l’accesso alle biblioteche, per il diritto della scuole a ricevere i fondi pubblici necessari al loro funzionamento.

Sono in ballo interessi enormi e siccome le Maiors finanziano le campagne elettorali di coloro che poi fanno le leggi sui diritti… beh si può ben capire che la cosa meriterebbe perlomeno una attenzione “non banale”.In pratica sta cambiando, in modo molto conflittuale, un intero modello culturale . Questo significa che i giudizi su che cosa è giusto e sbagliato non sono più così scontati: le vecchie regole sono inadeguate, quelle nuove ancora non sono chiare e meno che mai condivise.

Di tutti questi problemi non c’è alcuna traccia nel simpatico edutainment messoci a disposizione dalla Federal Reserve che sembra prodotto direttamente dalla RIAA (Recording Industry Association of America). Niente di così grave in realtà: difficilmente questo gioco avrà effetti profondi sulle malleabili menti dei giovani americani e quanto agli italiani ci sono ottime probabilità che io sia stato l’unico abbastanza curioso da andarci a frugare dentro.

Ma il gioco è duro: ci sono già state sanzioni economiche pesantissime per i genitori che non sorvegliano abbastanza le attività piratesche dei loro pargoli (es: 220.000 dollari di multa per 24 file condivisi , negli USA) ed è di ieri la notizia che la MPA (Motion Pictures Association) ha ammesso a malincuore che uno studio “scientifico” da lei commissionato allo scopo di dimostrare gli enormi danni subiti a causa della pirateria informatica e ampiamente usato per fare pressioni sui legislatori e l’opinione pubblica, si è rivelato clamorosamente inattendibile (diciamo pure fasullo).

Bella cosa allora l’edutainment, forse anche molto efficace, ma efficace per cosa? Questa mescolanza di divertimento+informazione sembra avere l’effetto di abbassare il senso critico dei suoi fruitori. L’ipotesi “formativa” sottostante è che che chi si abbandona al gioco dovrebbe meglio ingurgitare (in quanto inconsapevole) tutto quello che passa il convento.

Forse è il caso che gli esperti di e-learning siano un po’ meno ossessionati dalla tecnologia educativa in sè stessa e comincino a riflettere sui suoi utilizzi politici e sociali.

10 Commenti »

  1. Lorenz scrive,

    24 Gennaio 2008 @ 21:24

    Ok, te lo volevo scrivere per il post precedente, ma te lo scrivo su questo: sei il mio web-detective preferito :-)

    Pensiero a margine -probabilmente sbagliato, ma chissà- : la battaglia per il filesharing, ogni tanto mi dà l’impressoine di essere una farsa: piuttosto con il filesharing si impedisce l’affermarsi di sistemi di distribuzione differenti, meno monopolistici oltre che esosi.

    Non dico che il filesharing sia foraggiato dalle varie major, ma ho l’impressione che, se veramente fosse impedito, si potrebbero diffondere sistemi molto più democratici e perdipiù legali. Penso che, in una certa misura, sia un rischio che le major non sottovalutano….

  2. Adriano De Vita scrive,

    25 Gennaio 2008 @ 09:13

    Effettivamente penso che una ricreca in rete dovrebbe sempre assomigliare a un lavoro di indagine nel senso che il suo scopo è scovare informazioni-indizi che possano portare alla costruzione di idee sensate e sufficentemente coerenti da parte del ricercatore.

    Se non si fa così le ricerche in rete si riducono a una sorta di “accumulo” abbastanza insensato di oggetti-informazioni che ci danno l’illusione “possedere” qualcosa, come una cantina piena di cianfrusaglie o una libreria che serve ad arredare il salotto ma che nessuno consulta.

    Ti nomino mio psicoanalista di fiducia.

  3. Alberto Pastorelli scrive,

    10 Marzo 2008 @ 14:09

    Credo anch’io che il limite tra formazione/informazione/intrattenimento/promozione a volte possa essere davvero sottile, ma mi pare che ancora ci si muova prevalentemente dalla formazione verso gli altri obiettivi… ad esempio in questo caso mi sembra che si stiano applicando logiche dell’elearning con fini più vicini al marketing. Credi che si potrebbe ragionare con la stessa efficacia anche nel senso opposto?

  4. Adriano De Vita scrive,

    10 Marzo 2008 @ 15:44

    Non so se capisco bene…”nel senso opoosto” vuol, dire applicare le logiche del marketing alla formazione?

  5. Alberto Pastorelli scrive,

    10 Marzo 2008 @ 16:43

    Del marketing, della comunicazione giornalistica, della comunicazione promozionale…credi che questo tipo di contaminazione sia possibile/auspicabile?
    Potremmo ricollegarci anche a un recente post di Gianni Marconato: http://oltreelearning.blogspot.com/2008/03/povert-di-innovazione-pedagogica.html

  6. Adriano De Vita scrive,

    10 Marzo 2008 @ 22:04

    Penso di no. Sono anni che vedo strategie di matketing inverosimili e fondate sul nulla (imparare tutto, subito, senza fatica) che creano illusioni e profonde delusioni ai clienti inesperti, che sono la grande maggioranza.

    Nelle scuole è anche peggio. L’esempio citato da Shank e Gianni non è dei peggiori. Basta farsi un giro virtuale tra i college americani per vedere che si presentano come ameni villaggi vacanza e attrezzati centri sportivi più che come scuole. A volte scoprire che cosa insegnano è una vera impresa, per non parlare del “come” lo insegnano.

  7. Alberto Pastorelli scrive,

    11 Marzo 2008 @ 16:47

    Scusa, mi sono spiegato male. Volevo riferirmi alla contaminazione tra linguaggi e metodi di comunicazione “altri” con quelli della formazione (in particolare della formazione mediata dal computer, ad esempio), non all’applicazione del marketing alla formazione in senso lato. Nei prossimi giorni magari cercherò di scrivere qualcosa in merito sul blog di elearnit: http://elearnit.wordpress.com/, potremmo riparlarne là se vuoi.
    Ciao!

  8. Adriano De Vita scrive,

    12 Marzo 2008 @ 10:36

    Bene, allora aspetto il tuo post.
    ;-)

  9. Contaminare! Contaminare! « Elearnit: Know How to Know! scrive,

    14 Aprile 2008 @ 16:17

    […] su 14 Aprile, 2008 Oggi riflettevo su un post pubblicato un paio di mesi fa su weblearning (http://woodle.it/bloglearning/?p=237), in cui a propostito di un caso di “edutainment”, cioè di contaminazione tra […]

  10. Lorenz scrive,

    16 Aprile 2008 @ 23:11

    qui provo a continuare la discussione…

    ciao Lorenz

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