Economia, conoscenza e fidanzati/e

Se c’è una cosa che l’informazione via web permette di fare meglio di qualsiasi altra forma di informazione è stabilire connessioni rivelatrici tra notizie apparentemente del tutto slegate tra loro. Proviamoci.

  1. Bocciare costa, quindi smettetela. Scopro oggi che l’impianto di base del sistema scolastico tedesco risale ai tempi del Kaiser, ma fino ad ora ha continuato a funzionare relativamente bene. Si dà il caso però che la sua selettività interna produca un certo numero di bocciature. Facendo quattro conti viene fuori che queste bocciature costano troppo allo stato e quindi è partita una campagna di circolari ministeriali che invitano gli insegnantii a non bocciare nessuno. Se per caso qualche insegnante non è d’accordo può intervenire il preside per rimediare e promouvere tutti d’ufficio (leggi tutto).
  2. Dichiarazioni dei redditi online. Le migliaia di commenti su questo tema che affollano la rete in questi giorni dicono tutti le stesse cose, ma almeno un’ìdea che nessun giornalista è riuscito tirare fuori arriva dai blog e precisamente da Annarella che mette in guardia le giovani coppie: “Il fidanzato/a vi lascerà perchè avrà scoperto che siete uno sfigato/a“.

Connessioni

combinatoNon la faccio lunga; voglio solo notare come l’idea che la forma mentis economica ha penetrato tutti gli strati della società, fa capolino ovunque in modo ossessivo e pervasivo togliendo ossigeno a qualsiasi altra possibile percezione del mondo e dell’esperienza. Questo crea effetti curiosi e rivelatori:

La scuola dei 3/4. La scuola che non boccia nessuno era uno dei pilastri del ‘68 però con motivazioni del tutto diverse. Riappare ora, trasfiguata, proprio quando sembra che la conoscenza abbia un grande valore economico. Ma se fosse così una scuola priva di qualsiasi valutazione dei meriti e dei risultati degli allievi non avrebbe alcun senso. Invece la logica della scuola-azienda spinge proprio in questa direzione perchè, proprio come in una fabbrica, ogni intoppo, rallentamento, difettosità, alla fine si traduce in un costo. Sembra una contraddizione senza uscita ma mostra una logica ferrea (e il nostro destino): una scuola pubblica per tutti, ma di scarsa qualità, buona appena per formare i 3/4 della popolazione destinata al lavoro dequalificato. E poi una scuola di elite, molto costosa, destinata a formare quel quarto della popolazione che occuperà i piani alti.

Matrimonio d’amore, ma andiamo! Pochi si rendono conto che il matrimonio tra due persone che si amano è un invenzione recente: comincia diffondersi in italia tra le due guerre e si consolida solamente durante il boom ecomico degli anni ‘60. Prima non esisteva nella vita normale e appunto per questo era materia di romanzi, poesia e scandali nell’alta borgesia. La crescente insicurezza economica dei 3/4 della società ci sta velocemente riportando al sano buon senso dei nostri nonni: sposate uno/a ricco e comunque prima di innamorarvi date un’occhiata al suo 740. Anzi sarebbe ora di rivalutare i matrimoni combinati che hanno il vantaggo di risparmiare ai giovanotti/e la fatica di auto-combinarseli.

Vincenzo Visco è il formatore dell’anno

visco

Sono sicuro che non era sua intenzione, ma in effetti con la sua trovata web-fiscale è riuscito dove migliaia di corsi, seminari e convegni hanno fallito:

  1. ha mostrato tutti come le caratteristiche dell’informazione in rete - se usate sul serio - infulenzano in modo profondo la vita sociale;
  2. ha reso di colpo tutti consapevoli del fatto la gestione della privacy è una cosa rilevante e non consiste solo in noiosi moduli da firmare distrattamente;
  3. l’affannosa ricerca delle dichiarazioni dei redditi del vicino di casa, anche attrraverso le reti P2P, deve avere dato un impulso non da poco alle competenze informatiche degli italiani.

La motivazione del premio come formatore dell’anno è la seguente:

per primo applicò a livello di massa i principi del Problem Based Learning, Deliberate Learning, e metodi affini dimostrando che funzionano alla grande per promuovere la cultura di rete e ridurre il digital divide.

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