Il Dizionario Libero

free dictionary

Il modello dei portali tematici ha molti risvolti per l’apprendimento. Il fatto che quelli musicali che vi ho segnalato nel mio post su musica e formazione siano forse i più avanzati dipende dalla grande passione che la musica stimola in vasti strati della popolazione.

Avere allievi così motivati, attivi e collaborativi è spesso un sogno per gli insegnanti e i formatori, ma non disperiamo perchè stanno nascendo esperienze impostate sulla stessa logica anche in altri campi. Per esempio per le lingue, un altro grande laboratorio permanente per la didattica:

word of the day

The free Dictionary è molte cose insieme. Prima di tutto è un dizionario inglese-inglese e quindi consultabile solamente da chi già conosce i fondamenti della lingua lingua e vuole perfezion are la sua conoscenza. Il dizionario è molto completo e si propone senza falsa modestia di diventare il migliore dizionario mondiale disponibile sul web. Sono disponibili le cose che ci aspettiamo in epoca di alta multimedialità: il sonoro per ascoltare la pronuncia dei vocaboli e il suo contrario, cioè esercizi di spelling. Ci sono anche una notevole quantità di altre risorse linguistiche: dizionari specialistici in medicina, finanza, informatica, un thesaurus (sinonimi), acronimi, enciclopedie, reference di letteratura e non mancano i giochi didattici, per esempio questo (difficile !) che ci chiede di abbinare i sinonimi:

A questo punto uno si aspetta di trovare anche qualche normale corso di lingue, ma il dizionario evidentemente non segue la logica del portale tematico “tuttofare”, magari anche con forum, chat, twitter e chi più ne ha più ne metta. Piuttosto si offre come risorsa tematica specializzata utilizzabile sia dai singoli individui sia da altri siti (portali linguistici, scuole, giornali, ecc.).

Infatti The free Dictionary permette anche:

  • Di selezionare i box tematici da inserire nel proprio sito. Per es. l’articolo del giorno, l’oroscopo). I box risulteranno poi aggiornati automaticamente.
  • Di ricevere tutti i giorni via mail i contenuti dei box preferiti
  • Di vedere i box preferiti sul proprio desto, usando l’Active Desktop di Windows
  • Di inserire i box preferiti sulle home page personalizzate di Google e Yahoo

Una logica da tenere d’occhio

La cosa che trovo interessante è che questo tipo di risorse web sembra adattarsi molto meglio di qualsiasi corso alle esigenze di chi vuole curare le proprie attività di apprendimento in modo attivo, personalizzato e continuato, e quindi si presta bene come supporto per ogni tipo attività di Long Life learning, formale e informale. Si pensi per esempio alla flessibilità d’uso:

  • posso consultarlo ogni tanto, quando mi imbatto in qualche vocabolo sconosciuto
  • posso sfruttare i servizi di comunicazione giornaliera che offre per mantenere la mia attenzione costantemente stimolata con l’inglese, per esempio imparando ogni giorno il vocabolo che il dizionario cortesemente mi suggerisce.
  • posso impegnarmi più a fondo tutti i giorni leggendo un articolo su un argomento di mio interesse, anche prelevato da un servizio di informazioni RSS che ho scelgo io stesso, ma si può fare lo stesso anche facendosi inviare l’oroscopo personale.
  • se sono un learner particolarmente intraprendente posso inventar mi forme di utilizzo che nessuno ha immaginato prima . Per esempio potrei scegliere di utilizzare Soziety per impegnarmi in conversazioni in lingua via chat e appoggiarmi a The Free Dictionary (TFD) per risolvere al volo i miei dubbi terminologici. Dopotutto che può conoscere il mio stile di apprendimento meglio di me stesso?

Su questo non ho dubbi: per poter sfruttare a fondo questo tipo di supporti bisogna essere un discente forte, cioè autonomo, attivo, determinato. Per diventarlo ci vogliono buone scuole di base e un ambiente familiare, sociale e culturale favorevole. Altrimenti ci si ritrova dalla parte sbagliata del cultural divide e le possibilità di uscirne fuori in seguito sono molto scarse.

Mancanze & personalizzazioni

Una cosa che manca ancora al TFD è la possibilità di costruirsi glossari e frasari personali. Ogni professione non ha solo un suo lessico speciale, ma anche un insieme di frasi ed espressioni tipiche ricorrenti. Ogni volta che mi imbatto in qualche frase interessante in un articolo o libro in inglese vorrei poterla memorizzare da qualche parte e ritrovarla quando mi serve. La cosa che si avvicina di più questa esigenza è ora Babylon Builder , un add-on al già sofisticatissimo sofware di traduzione della Babylon, che costa un po’ ma è appunto qualcosa di più di un “semplice” dizionario.

Una cosa che mi sarebbe molto utile poi è questa: quando memorizzo vocaboli o frasi nel mio pc, li conservo appunto lì, nell’hard disk, non nella mia testa. Il passaggi alla loro conservazione nel posto giusto non è automatico, specialmente per uno che ha la memoria corta e non usa l’inglese tutti i giorni. Suggerisco a TFD un nuovo gioco fatto in questo modo:

  1. io scelgo un frase che mi interessa ricordare
  2. la traduco in italiano
  3. memorizzo il tutto sul server di TFD nella mia pagina personale
  4. nel sito può essere visualizzato un nuovo box nel quale compare la frase in italiano e mi viene chiesto di riscrivere l’originale
  5. il tutto potrebbe poi essere condiviso con altri e sviluppato in rete in modo collaborativo.

Non ho dubbi sul fatto che chiunque cominci ad utilizzare TFD in modo continuativo si inventerà decine di servizi nuovi di questo tipo che potrebbero essere implementati.

Il modello di business

E questo mi porta a pensare al modello di business che sta dietro al TFD. Il dizionario è offerto gratuitamente dalla Farle x Inc., una azienda privata che guadagna attraverso la pubblicità contestuale, i servizi “premium” (alcune risorse linguistiche sono a pagamento) e le partnership. Benissimo, ottima idea, non a caso che la Farle x ha anche vinto in premio 2006 della Web Marketing Association per “Outstanding achievement in website development”.

Però… questo modello ha anche certi limiti. Se pensiamo a Wikipedia è chiaro che la sua forza non consiste solamente nella capacità di produrre contenuti di buona qualità e nel fatto che siano accessibili gratuitamente. Il punto è che le definizioni di Wikipedia sono ormai pervasive : ormai TUTTI le utilizzano nei propri siti, TWD compreso, al punto che appare oggi abbastanza insensato costruire un glossario per ogni corso di formazione che si realizza, a meno che non si voglia in segare “come si costruisce un glossario”. Basta linkare le parole oscure (le glosse) e il gioco è fatto. Ma questa pervasività è stata raggiunta grazie alla natura del lavoro collaborativo che ha originato e mantiene Wikipedia.

TWD è un ormai un dizionario consultatissimo che dichiara 5.000.000 di contatti dal 2003 a oggi, ma forse non abbastanza aperto per quanto riguarda le nuove funzioni - giocose, professionali, didattiche, sociali - che vi si potrebbero costruire sopra se fosse possibile.

Penso al modello face book, che cominciava ad arrancare nei confronti del suo principale concorrente (MySpace) quando ha deciso di consentire a chi ne è capace di proporre nuove funzionalità rendendo pubbliche le parti di software di base che lo consentono. Per chi vuole saperne di più su questa strategia e su come si differenzia da quelle strettamente propietarie consiglio di leggere questo ottimo articolo che analizza e chiarisce la questione.

Probabilmente se TWD seguisse l’esempio di face book cesserebbe di essere soltanto un buon dizionario per diventare un laboratorio linguistico diffuso, in continua evoluzione, all’interno del quale ognuno di noi potrebbe costruirsi un serbatoio di risorse e percorsi di apprendimento fortemente personalizzati.

Vedremo.

3 Commenti »

  1. Lorenz scrive,

    8 Settembre 2007 @ 17:13

    Ciao Adriano, interessanti le tue osservazioni, anch’io da un po di tempo continuo a pensare a qualche servizio che mi sarebbe utile per l’inglese.. ne parlo qui:
    http://lorenz77.altervista.org/wordpress/?p=108

  2. Adriano De Vita scrive,

    8 Settembre 2007 @ 21:28

    L’idea di “qualcosa” che aiuti a ricordarsi le parole nuove che non si usano spesso mi senbra essenziale. Io avrò cercato di ricordarmi decine di volte il significato di “I reckon”, forse perchè vuol, dire una cosa per gli inglesi (stimare, calcolare) e un altra per gli americani e australiani (supporre, pensare). Niente da fare, me lo dimentico. Ma sono sicuro di ricordarmelo ora che ho scritto queste poche righe. Secondo me questo “qualcosa” dovrebbe comprendere una attività di scrittura sensata, non solo essere un elenco di parole con traduzione. E’ il fare contestualizzato che produce deep learning.

  3. Lorenz scrive,

    9 Settembre 2007 @ 18:43

    Capisco… e non posso fare a meno di darti ragione, penso anch’io che è 100 volte più semplice ricordare qualcosa che è siginificativo per noi.

    -Per me l’esempio più efficace è quello di chi studia matematica: per me 169 è un numero come un’altro, per chi li usa i numeri invece è 13 al quadrato…-

    detto questo però penso anche che esistono abilità che volenti o nolenti dobbiamo imparare a memoria, e proprio facendo così possiamo costruire quell’insieme di significati che renderà più duraturo il ricordo…

    -Altro es.: gli scacchi. Imparare a memoria un’apertura -le prime 4 mosse- è fondamentale, e solo con il tempo (e le partite giocate) potrò capire perchè quelle 4 mosse e non altre. Ho seri dubbi che studiare solo la teoria mi sarà così utile..-

    In questo senso penso che -senza contraddire quello che tu dici, anzi completandolo- possa essere utile una palestra dove esercitarsi, magari divertendosi (es. giochi di parole, calibrati però sulle nostre conoscenze).

    E poi c’è l’aspetto della metacognizione: un software che mi aiuta a vedere il mio comportamento magari potrebbe aiutarmi a correggerlo -certo bisogna essere un po metodici, chissà…-

    Ok, finito. Grazie della discussione! ;)

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